lunedì 10 settembre 2007

STING - Fragile

NONOSTANTE TUTTO

IL TORMENTO DEL SAPERE


“Anche il filosofo che crede di guidare il mondo non guida che il vento. Il paradosso della sapienza è che la sapienza suprema consiste nel sapere che la sapienza è vento quando pretende di essere suprema.” Daniel Lys
Questa profonda, tragica consapevolezza viene da lontano, ne troviamo testimonianza nella Bibbia, nei discorsi di Socrate, nelle disperate riflessioni di Seneca, nel Trionfo della Morte di Petrarca, e via via scendendo fino ai giorni nostri in cui la filosofia si cimenta nella riflessione sulla complessità della società contemporanea che sfuggendo ad ogni schematizzazione teorica mette in crisi i modelli di interpretazione, le scale dei valori, il sapere in generale.
Ci troviamo di fronte all’eterna antinomia che vede da una parte il sapiente tormentato e pessimista, dall’altra l’ignorante ilare ed ottimista. Il pessimismo del primo si fonda sulla consapevolezza che il sapere comporta interrogativi senza risposta, il sentirsi pellegrini in un percorso labirintico che durerà per tutta la vita; l’ottimismo del secondo è dato dal vivere cogliendo le piccole gioie e le momentanee soddisfazioni nella certezza che chi sa provvederà anche per lui. Per il sapiente la morte è una violenza culturale, una vessazione che impedisce di dare un senso compiuto all’esistenza e di rispondere in modo definitivo alle domande cruciali dell’umanità; per l’ignorante la morte è un accidente, un accadimento ineluttabile che interrompe il flusso vitale del patimento/godimento. Ma se “Chi aumenta sapienza, aumenta dolore”, come scrisse Giordano Bruno, perché dovremmo immergerci nella ricerca, nello studio e nell’approfondimento? Forse che il sapere è una forma di perversione masochista? Sebbene la domanda sia più che pertinente, essa non ha risposta. Poiché il sapere risponde alla curiosità dell’uomo, al desiderio invincibile di indagare, di congetturare, di soddisfare l’interrogativo: perché? Il sapere è una sorta di furore intellettuale che non ha fine, è una fame insaziabile di conoscenza che spinge a fagocitare qualsiasi cosa, è un furore che si autoalimenta diventando, nel tempo, sempre più avido e vorace. E’ scritto nell’Ecclesiaste (1,18) “Quanto più cresce la sapienza, altrettanto crescono gli affanni”, il monito biblico è chiaro: il sapere porta a cogliere la complessità, l’estrema contraddizione della condizione umana, e inevitabilmente porta a maturare un senso di tragica inutilità sul quale ci si interroga e al quale non si può fare a meno di cercare disperatamente una risposta. Indipendentemente dalle circostanze e dalle situazioni, la domanda è sempre la stessa: perché?
Se siamo davanti a un cielo stellato o sbigottiti davanti alla nostra auto in panne, dopo aver pagato trecento euro per il tagliando, il nostro pensiero vaga lontano… nei misteriosi spazi siderali o nella misteriosa progenie mercenaria del nostro meccanico. Quando contempliamo gli occhi innocenti e luminosi di un bambino potremmo anche ammettere che siamo ad immagine e somiglianza divina, ma come la mettiamo con l’impiegato allo sportello con lo sguardo spento di un lobotomizzato? Forse potrebbe aver ragione Sant’Ignazio di Loyola quando scrive che “non la dovizia del sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente”, ma allora, se così fosse, perché non ci fermiamo ad un approccio affettivo, emozionale, della realtà? Perché quando pronunciamo, con l’aria di una sentenza da ergastolo, la parola “ti amo”, lei, con la grazia e la dolcezza di un poliziotto impegnato nel terzo grado, risponde “mi ami o, semplicemente, mi vuoi bene?” e continua “ma la tua è passione o amore?”, concludendo “non mi guardavi negli occhi quando l’hai detto, sarà vero?”. A questo punto urge il ricorso al sapere, alla logica e alla retorica “se ho detto ti amo significa che il mio sentimento non è semplice affetto amicale, ma vero e autentico trasporto dell’anima e del corpo e quindi anche passione travolgente per le tue sembianze e il tuo essere profondo. Non ti ho guardata negli occhi perché temevo di leggervi il disagio di un sentimento non corrisposto, non osavo interpretare il tuo sguardo come un rifiuto…” “Ohh, caro, ma io ti amo e aspettavo da tempo che tu me lo dicessi…””Dici davvero? Hai aspettato molto?” “Beh, a dire il vero è da un mesetto che sono cotta di te… da quando quella sera per salutarmi, invece del solito bacetto mi hai messo la lingua nell’orecchio…” “Io?? Lingua nell’orecchio? Ti sbagli di grosso… quella sera avevo in braccio Pippo, il mio barboncino, al buio..è stato lui a slinguazzarti, io non avrei osato…” “Pippo?? Dannato imbecille!! Il tuo cane è più intelligente di te!”.
Ecco come il peso della cultura si rivela insopportabile e inutile, ecco perché il sapiente sceglie sempre e solo la compagnia di pesci rossi.

sabato 8 settembre 2007

STING - Still My Beating Heart

IL MIO CUORE BATTE,DUNQUE ESISTO.

PENSIERI


Pensieri.
Immagini vaganti.
Solitarie viandanti
per tortuosi sentieri.
Brilla la mente
di luce e colori,
voluttà e desideri.
Tristezza dolente,
come cielo notturno
incombe splendente
sulla vita avvitata
all’anima spiantata.
L’alba sarà puntuale.
Una speranza di luce
si rinnova ogni volta.
Pensieri.
Solitudine scintillante.
Cometa della mente.

mercoledì 5 settembre 2007

FRANCESCO GUCCINI - l'uomo

IL MISTERO DELLA MORTE.

MONTY PYTHON - brian di nazareth

SCAMBIO DI PERSONA.

DIO


“Io non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa.” Woody Allen
Una caratteristica fondamentale dell’essere umano, a tutte le latitudini del pianeta, è quella di credere nel soprannaturale, di ricercare una dimensione trascendente, di riflettere e discutere sulla metafisica. Naturalmente tutto ciò non dimostra nulla se non il desiderio dell’uomo che la propria esistenza non termini dopo la morte, che la vita, cioè, abbia un senso che va al di là dell’esistenza biologica. E’ difficilissimo credere che le leggi e le manifestazioni della natura siano solo il risultato del caso, è tragicamente disperante pensare che una persona cessi di esistere e si decomponga in molecole di elementi chimici. Solo la speranza in un essere superiore onnipotente evita di pensare all’assoluto non senso della vita, all’inutilità delle nostre esistenze e dei nostri pensieri. Dio è come un autore di un reality show: ci ha sbattuto sulla Terra per farci giocare liberamente la nostra partita basata sulla sopravvivenza. I vincitori delle varie edizioni si assicurano un posto a sedere nel salotto buono di Dio, i perdenti, invece, fanno una brutta fine: fritti nell’olio bollente, mangiati vivi da bestie mostruose, inchiodati ad un palo a guardare Porta a Porta e l’opera omnia di Maurizio Costanzo & famiglia. Quello che più sconcerta del divino è il suo modo di manifestarsi a noi mortali: Ieova, Cristo, Allah, Budda, Tao, Feticcio, Manitu, Grande Spirito, Grande Madre, eccetera. E’ stata vista gente cadere in adorazione di un cheeseburger, di una foto di Maradona, del sole nascente, dell’acqua sorgente, di Berlusconi predicante, di statuine piangenti, di polli ruspanti.
C’è una gran confusione sul pianeta Terra: fanatici assassini, schizzati creduloni, panteisti macrobiotici, e via dicendo. Anche le chiese tradizionali cercano di seguire il passo delle nuove tendenze, avete mai ascoltato attentamente i nuovi canti della liturgia cattolica? Sono talmente orripilanti da indurre a sperare nel ritorno della Santa Inquisizione: roba da Sanremo in parrocchia, da Cantagiro in confessionale, da Un Disco Per La Bizzoca. E che dire quando siete circondati, nei pressi di uno stand di Scientology, da pazzi furiosi che biascicano frasi incompresibili, o quando vi trovate a tu per tu con una famiglia al completo di Testimoni di Geova? Come è possibile sperare di convertire qualcuno quando ci si veste come un bancario degli anni ’50? Quando esordiscono dicendo:”oggi mi è venuta in mente una riflessione sulla violenza nel mondo..”, ci credo!! Con tutte le fesserie che dicono, la voglia di menarli è incontrollabile. Per non parlare delle persecuzioni via etere: cercate di sintonizzarvi su una stazione radio che allieti il vostro viaggio in macchina e cadete nella trappola delle onde di Radio Maria…la depressione vi assale violenta, la guida diventa aggressiva, dopo qualche minuto non vi resta che spegnere la radio o accontentarvi della radiocronaca dal vivo del campionato regionale di rutti di Radio Trullo.
Qualcuno potrebbe obbiettare che tutto questo non ha nulla a che vedere con il percorso spirituale che ognuno di noi fa durante la propria vita. Provate ad avere un percorso spirituale in un hard discount o in un ipermercato, provate a riflettere su Dio quando siete in fila alla posta schiacciato fra miss ascella assassina e mister alito paralizzante, provate a pensare all’essenza della vita davanti a vostro figlio che chiede assillante una somma esagerata per un piercing allo scroto. Certo arriva il momento in cui siete soli, ripiegati su voi stessi, ma in quel momento il vostro pensiero vola al ricordo di un amore finito (quella donna ora è miliardaria), al desiderio di una bella vacanza e soprattutto al fatto che da tre giorni non andate di corpo e che da tempo perdete i capelli. Perché tutto questo? Cos’ho fatto di male? Forse è una prova divina, Dio sta controllando i miei comportamenti e le mie reazioni alle sventure della vita, se sarò bravo mi ricompenserà. E se Dio non esistesse? Se invece ci fosse Budda ad aspettarmi al varco per rinfacciarmi tutti i ragù e gli involtini che ho trangugiato nella mia vita? O addirittura la Vacca Sacra, incazzata nera perché la costata di ieri apparteneva alla sua divina discendenza? E se non ci fosse nessuno? Il nulla, il vuoto pneumatico…solo un cartello in tutte le lingue: ritenta, sarai più fortunato.
“Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.” Stefano Benni