lunedì 3 maggio 2010

UN POSTO, NON SO DOVE


Un posto, non so dove
Per riavere entusiasmo
Per ridere senza motivo
Per lasciar cadere le lacrime
Per liberare la musica nell’aria
Per respirare la vita.

Un posto per lasciar libera l’ombra
Per lasciar scivolare i passi
Per inseguire le nuvole con lo sguardo
Un posto dove la memoria non faccia soffrire.
Un posto dove il peso degli anni sia più lieve.
Un posto dove l’amore possa essere nudo.

Un posto, non so dove.

sabato 24 aprile 2010

IL RACCONTO DELLE COSE


Le cose intorno a noi parlano
Raccontano di tempi passati
Di gesti e di vite consumate
Laiche reliquie che segnano il passaggio
Contaminate dall’uso e dalla forza vitale
Rappresentano lo scorrere della vita materiale
Oggetti predicato di esistenze sconosciute
Le cose intorno a noi ci parlano mute.

mercoledì 21 aprile 2010

giovedì 15 aprile 2010

giovedì 25 marzo 2010

99 POSSE - TU LO CHIAMI DIO

PENSIERO TRASCENDENTE

domenica 14 marzo 2010

PENTANGLE - Light Flight

IMPRONTE INDELEBILI

giovedì 11 marzo 2010

TRENT'ANNI DOPO


Grazie a Facebook ho potuto reincontrare dei vecchi e cari amici. Sono passati trent’anni da quando, nel 1980, ho condiviso con loro i mesi, la noia, l’ineluttabile coercizione e l’opprimente atmosfera di totale imbecillità del servizio militare. Eppure quell’esperienza ha prodotto qualcosa di misteriosamente positivo: un sodalizio umano che il tempo non è riuscito a cancellare. Anzi, la sensazione è che il tempo abbia “fossilizzato” quell’affetto, quella solidarietà, quella comunanza di idee e quel senso umoristico che, in qualche modo, ci hanno salvato dal condizionamento e dalla sofferenza esistenziale che un ambiente gretto e autoritario, come la caserma, cerca violentemente di imporre. Le strade diverse e le varie sfide della vita che ognuno di noi ha affrontato in tutti questi anni non hanno scalfito minimamente quella parte profonda di noi che abbiamo “messo in comune” per un periodo neanche tanto lungo della nostra giovinezza. La sensazione, bella e stupefacente, è stata quella di riprendere un discorso dopo una pausa, senza avere il bisogno di riannodare i fili della comunicazione e dell’empatia, senza avere la necessità di doversi “sintonizzare” nuovamente.
La necessità, l’urgenza maggiore, non è stata tanto quella di ricordare il passato comune, che pure è cosa buona e giusta, quanto quella di raccontare quello che siamo ora, di confrontare i punti di vista sulla vita, di condividere idee, speranze e disillusioni. Il servizio militare ci ha colti impreparati a dover affrontare situazioni e persone spiacevoli così come meccanismi di potere e vuota retorica e la nostra reazione, istintiva e disperata, è stata quella di “fare quadrato” per salvaguardare la nostra dignità e la nostra salute mentale. Abbiamo reagito ad un ambiente ostile attivando quelle risorse interiori decisive che sono l’affettività, la solidarietà, l’onestà intellettuale e l’umorismo. Risorse che abbiamo continuato a usare durante il resto della vita e che ci hanno consentito di preservare il nostro cuore e la nostra mente dai condizionamenti di una società sempre più spietata e cinica.
Giacinto, Riccardo e Roberto (in ordine alfabetico) sono persone speciali, trasudano umanità, hanno saputo preservare un afflato interiore positivo che li rende immuni dalla nuova peste che ammorba l’umanità: il cinico individualismo. Sono stato fortunato ad averli ritrovati.