mercoledì 19 settembre 2007

PASSAGGI SEGRETI


Esistono in noi passaggi segreti.
Come acqua sorgiva, le emozioni
risalgono questi anfratti sconosciuti alla mente.
Improvvise, ruscellano limpide e fresche
dalle fessure dell’anima spaccata dagli anni
siccitosi ed ostili, diffidenti ed avari.
Il cielo soffia eternità sul nostro stupore,
le nuvole scorrono sul nostro fisso pensare.
Siamo un blocco di pietra spaccata
in cui è sbocciato un piccolo fiore giallo,
livido e nudo grida attonito alla vita
che l’ha trafitto.

venerdì 14 settembre 2007

MICHAEL JACKSON - Smooth Criminal

SAPERSI MUOVERE NELLA VITA

UN AMICO


Un mio caro, giovane amico ha avuto un incidente stradale. Fortunatamente non gli è accaduto nulla di grave, per un pò di tempo rimarrà bloccato in casa, niente di più. Roberto, questo è il suo nome, è un ragazzo sveglio, pieno di energia, con una voglia travolgente di mordere la vita per strapparle le cose migliori, ma è anche una persona molto sensibile, molto più di quanto egli stesso non creda. Il suo problema principale consiste nel sentirsi completamente insoddisfatto della vita che conduce (cosa molto comune fra i giovani della sua età) e nel sentirsi assolutamente incompreso dalla sua famiglia. Lui si sente deluso dai genitori perché è convinto che loro non capiscano i suoi sentimenti, le sue idee, i suoi dubbi e perplessità. Essenzialmente non li sente in sintonia e, pur amandoli, spesso si pone nei loro confronti con atteggiamenti e discorsi provocatori, cercando di colpirli in quegli aspetti in cui emergono le loro contraddizioni ed i loro errori (cose che tutti i genitori fanno).
Roberto è cresciuto (come tutti i suoi coetanei) nella società dei consumi e ha fatto propria l’idea (ormai irrimediabilmente imperante) che la vita è un alternarsi di fatica e godimento e che il lavoro sia il mezzo per procurarsi i piccoli e i grandi piaceri. Ci tiene molto all’abbigliamento, pensa che l’immagine rifletta il contenuto e che se vesti alla moda e griffato sarai sicuramente benaccetto dappertutto. E’ assolutamente convinto che la bellezza sia strettamente connessa ai canoni estetici dominanti, che il possedere sia simbolo di potere, che il potere scateni il volere, che il volere sia sinonimo di libertà. Egli è convinto che la sua insoddisfazione sia causata dalla dipendenza economica dalla famiglia, che le sue frustrazioni derivino dalle regole assurde e ingiuste imposte dai genitori. Nel tempo si è convinto che l’unico effettivo elemento di crisi nella sua famiglia riguardi la propria carriera scolastica e, quindi, ha deciso di interrompere gli studi e cercarsi un lavoro. La sua grande sensibilità gli fa vivere questa determinazione come una insopportabile lacerazione interiore, lui sa di aver gettato i suoi genitori in uno stato di prostrazione, di dolorosa confusione, di tremendi sensi di colpa. Ma il suo urlo di disperata insoddisfazione, la sua lotta interiore per la ricerca di una propria identità, è troppo forte, è come un torrente in piena che spazza via tutto. In questa furia emozionale, in cui la ragione è difficile da isolare dal sentimento, egli non è capace di soffermarsi sull’unico elemento certo: l’affettività. Non ha riflettuto sul fatto che il proprio stato è in gran parte determinato da quella che lui sente e vive come una carenza affettiva. C’è stato un momento della sua vita in cui si è sentito abbandonato, un momento in cui aveva più bisogno di affetto, che è passato inosservato. Tutto ciò ha innescato un meccanismo per il quale la sua attenzione si è fermata sull’avere, sul suo credito affettivo verso i genitori che pretende assolutamente di incassare. Tutto ciò ha impedito che lui riflettesse sul proprio essere, su quello che vorrà essere negli anni a venire, sulla costruzione della propria personalità e dei valori che vorrà perseguire nella vita. Forse questo riposo forzato potrà indurlo a pensare a se stesso, a riflettere sul fatto che prima di decidere sul fare è necessario decidere sull’essere, come ha scritto Erich Fromm: il principale compito dell’uomo nella vita è dare alla luce se stesso.
Ho grande fiducia in Roberto perché è un uomo sensibile, la sua umanità è la sua forza, e sicuramente nel tempo se ne renderà conto. Lui “sente” la vita. I figli non possono fare a meno di giudicare severamente i genitori, ma perdersi nel giudizio e pretendere di eseguire la condanna è inutile e doloroso, e soprattutto impedisce di evolversi, di costruire un proprio cammino e una propria dimensione esistenziale.
“gli uomini non dovrebbero riflettere tanto su ciò che devono fare, dovrebbero piuttosto pensare a quello che devono essere.” Meister Eckhart

giovedì 13 settembre 2007

PIER PAOLO PASOLINI - Uccellacci Uccellini

PERDERE LA VITA

LUIGI PIRANDELLO - il berretto a sonagli

PERDERE LA REPUTAZIONE

PERDERE



Dov’è la vita che abbiamo persa vivendo?
Dov’è la saggezza che abbiamo persa nel sapere?
Dov’è il sapere che abbiamo perso mettendo insieme nozioni?
Thomas Stearns Eliot


Pare che la vita umana sia un susseguirsi di perdite, si perde l’innocenza, la verginità, la fiducia nel prossimo, l’efficienza psico-fisica, le persone, gli affetti, le chiavi di casa e, a volte, anche il portafoglio. A fronte di tutto ciò si guadagna l’esperienza, la disillusione, le rughe, l’artrosi, i ricordi e la certezza che il nostro tempo è limitato. Non è un gran guadagno in confronto a ciò che si è irrimediabilmente perduto. Arrivati ad una certa età si ha la sensazione di essere come la bottiglia di una bibita vuota per tre quarti: si è persa molta effervescenza, molta freschezza e soprattutto ci si accorge di essere un vuoto a perdere. La tanto decantata saggezza si rivela per quella che è: la paura di perdere la vita e la conseguente reazione di cercare di viverla con maggiore consapevolezza e profondità. Il paradosso tragico dell’esistenza sta proprio nell’accorgersi dell’importanza delle cose dopo che le si è perse definitivamente. Il ricordo, la rabbia, il rimpianto, diventano sempre di più compagni inseparabili della nostra esistenza, condizionandola molto di più di quanto non si possa pensare. La vita assume le sembianze di una tavola riccamente imbandita di cibi prelibati di ogni genere, noi commensali non riusciremo mai ad assaggiarli tutti perché mentre ne gustiamo uno arriva il cameriere a portar via un piatto, e poi un altro, finchè non ci ritroviamo solo con quello che abbiamo davanti, se sarà pasta in bianco o sartù di riso dipenderà da noi, dalle nostre scelte. In ogni caso sarà bene non eccedere, crepare di indigestione fulminante non è bello né decoroso.
Gli ottimisti e i credenti sostengono che la vita è un dono che bisogna saper apprezzare fino in fondo, altri invece dicono che è una fregatura colossale in quanto finisce proprio quando incominci a prenderci gusto, altri ancora riconoscono che si tratta di un dono ma che spesso è riciclato, in origine non era destinato a te, di questo parere sono, ad esempio, i transessuali, i commercialisti, i mendicanti e gli artisti incompresi. Di fronte a questa esistenza che si configura come uno scippo continuo senza speranza è inutile tentare di difendersi, ostinarsi a combattere contro un destino che è ineluttabile, è molto più proficuo adattarsi alla situazione e coltivare la certezza che anche se ci blindiamo in casa, arriverà il momento in cui ci taglieranno il gas e la corrente elettrica. Dobbiamo convincerci che siamo destinati a perdere e che l’unica cosa da fare è fare di tutto per non perderci, evitare cioè che insieme a quello che lasceremo per strada non rimangano parti essenziali di noi stessi. Certo non è cosa semplice, quando si perdono le persone e gli affetti è impossibile non cedere una parte di noi stessi ed è impossibile pretendere di continuare a vivere senza un senso di vuoto incolmabile. Ma questo capita a tutti, prima o poi, senza eccezioni. Ci consoliamo sapendo che ciò accade anche fra gli animali: le balene, i delfini, le tortore, i primati, i mafiosi, e lasciamo spazio a quell’istinto di sopravvivenza che è comune a tutte le specie viventi, persino agli assicuratori. Perdere (che deriva da per e dare) è una dimensione passiva dell’aver avuto, è una condizione esclusiva solo di chi ha; quando perdiamo qualcosa è perché abbiamo qualcosa da perdere e quindi possiamo provare a vedere la vita come un processo di, più o meno, lenta sottrazione di parti di noi stessi per giungere ad uno stato di essenzialità: uno stato in cui saremo soli con noi stessi di fronte all’ enigma eterno. Sarà puramente casuale se arriveremo a quel momento vecchi e malati o a causa di un piatto di funghi con Amanita Phalloides, c’è solo da sperare che non accada il giorno dopo aver pagato un abbonamento annuale a teatro.

martedì 11 settembre 2007