sabato 24 maggio 2008

NON TUTTI I SANTI FINISCONO IN PARADISO Quarta Puntata


Lopollo era nervosissimo, con un cadavere di mezzo si aspettava che affidassero il caso ad un ufficiale. Il cianuro era stato introdotto nella bottiglia di sciroppo col quale don Vinicio si preparava l’orzata, ogni volta che doveva affrontare un certo numero di confessioni. Mentre in chiesa era tutto un via vai di squadre investigative, il brigadiere, che aveva sottratto dalle tasche del morto un mazzo di chiavi, aprì la porticina di ferro e, attraversando il cortile, entrò nella canonica. La casa era vuota, era il momento migliore per controllarla senza problemi. Andò direttamente in camera da letto e, per primo, rovistò in tutti i cassetti e nell’armadio. In un angolo c’era un crocifisso appeso alla parete, sotto un tavolinetto con fiori freschi un cero e un libro di orazioni, di fronte al tavolino un inginocchiatoio tappezzato in velluto rosso scuro. Lopollo non sapeva che fare, improvvisamente ebbe una strana ispirazione e decise di imitare i tenente Colombo quando cerca di ripercorrere le ultime mosse della vittima. Si sdraiò sul letto e chiuse gli occhi, pensò “Bene, sono le sei del mattino, mi sveglio….” e si sedette sul letto, non sapeva se andare prima in bagno o dedicarsi alla preghiera…meccanicamente si alzò e in due passi fu davanti all’inginocchiatoio, si inginocchiò e, visto che era lì si fece il segno della croce, rialzandosi udì un forte scricchiolio. Sembrava che la tavola su cui era inginocchiato si muovesse leggermente. S’alzò di scatto, afferrò l’inginocchiatoio e lo rivoltò, in quell’istante qualcosa di solido carambolò fra le pareti di un doppio fondo. Con un coltello preso in cucina svitò l’unica vite che fermava la tavola e aprì il doppio fondo: in un sacchetto di plastica fermato con degli elastici trovò il denaro scomparso. Il problema era un altro, lui non poteva essere lì a fare quello che stava facendo, senza autorizzazioni né alcun mandato del giudice. Doveva rimettere tutto a posto e far finta di nulla, almeno fino a quando non avesse avuto le spalle coperte. Una cosa era certa: don Vinicio aveva simulato il furto per evitare che qualcuno mettesse le mani su quei soldi e quel qualcuno lo aveva liquidato…sì, ma così facendo avrebbe perso la possibilità di recuperare il malloppo…era un gran pasticcio. Tornò sui suoi passi, in chiesa rimise di nascosto le chiavi nella tasca della salma e …”Lopopolo!!” “Comandi signor maggiore” “Ha visto che razza di frittata? Basta così!!! L’indagine passa al capitano Mazza, domattina vada a rapporto da lui con tutto l’incartamento per i passaggio delle consegne” “Signorsì, sarà fatto signor maggiore”. Lopollo era tranquillo, ora, aveva ancora mezza giornata e una nottata intera per risolvere il caso. In ufficio chiamò Linsalata a rapporto. “Dunque brigadiere, la ragazza, la Filomena, fa le pulizie dal parroco, cioè dal morto…si insomma dal de cuius, poi presso la famiglia Cacace e infine dal farmacista”, interruppe Lopollo “solo in casa? Solo pulizie domestiche?” “no..no, due volte la settimana fa le pulizie anche presso l’ufficio del dottor Cacace e presso la farmacia”, “benissimo…corri in farmacia e controlla se la quantità di acido prussico dichiarata sul registro veleni della farmacia corrisponde alla realtà…” Aveva bisogno di fumare, mentre frugava nelle sue tasche alla ricerca dell’accendisigari estrasse un foglio spiegazzato…accidenti!!! Accidentaccio!!! Disse fra sé, non l’aveva rimesso a posto col danaro quel foglio…nell’agitazione della scoperta non l’aveva neanche letto…si sedette, lo dispiegò con calma e per un pelo non stramazzò per terra. Si trattava dell’esito di un’analisi clinica…don Vinicio risultava essere sterile come un mulo! Le meningi di Lopollo ripresero immediatamente a carburare. Sicuramente il prete si era sbattuto la popputa Filomena, la quale pensava di incastrarlo fingendosi gravida a causa sua. Ma Filomena era incinta sul serio, quindi il pateracchio si era consumato in un’altra alcova. Lopollo era pronto a scommettere che c’era lo zampino (metaforicamente parlando) di Agostino Cacace.
Il furbo commercialista avrebbe ricattato don Vinicio per mettere le mani sui soldi, il prete, da parte sua, potendo provare di non essere l’autore del pateracchio aveva pensato bene di simulare il furto per mettere fuori gioco i ricattatori e tenersi il gruzzolo. Il ragionamento filava fino a questo punto, poi subentrava l’omicidio. Il prete morto non giovava ai ricattatori, inevitabilmente i sospetti e le circostanze avrebbero portato a loro. Squillò il telefono. “Dimmi Linsalata….cosa? Sei sicuro? Si sono fregati tutto il cianuro della farmacia? Fotocopia il registro, fai firmare una dichiarazione al farmacista e ritorna in ufficio…veloce!!”. Filomena era piuttosto ignorante, anche se avesse saputo cos’era il cianuro non avrebbe potuto rubarlo se non le avessero detto che doveva cercare una boccetta con la scritta acido cianidrico e la sigla HCN. Era stata istruita a dovere.
Si attaccò al telefono “Linsalata, dove sei? Bene, fai una deviazione, vai a casa di Filomena e portamela qua subito!”. Linsalata trovò Filomena impiccata al gancio del lampadario, sul tavolo un biglietto scritto a matita:”chiedo perdono per i miei peccati, chi ha tradito ha pagato. Amen”. Appena Lopollo lo lesse esaminò gli occhi del cadavere e schizzò in macchina, in pochi minuti arrivò all’ufficio di Agostino Cacace. Nonostante l’ora tarda, la porta era aperta, la sala d’aspetto era vuota, bussò due volte.
La scena era orribile, il commercialista giaceva al centro della stanza in un lago di sangue. Era stato avvelenato con un bicchiere di Amaretto di Saronno corretto al cianuro e successivamente evirato. La parte mutilata era stata messa nel bicchiere vuoto. Dopo qualche minuto arrivò Linsalata, ansimando disse ”caspita, quella Filomena ha fatto un macello!!” tossì ripetutamente “meno male che è finita…”. Lopollo lo guardò, “finita un accidente!! “ “Ma scusi brigadiere, la rea confessa si è suicidata…prima si è voluta vendicare di chi l’aveva messa nei guai”. “Linsalata! Sei tu che hai fatto il profilo di Filomena. Avanti…vediamo se lo ricordi..” l’appuntato incredulo alzò gli occhi al cielo “mmmm…Filomena Sdragapede, anni venticinque, altezza un metro e sessanta, capelli castano chiari, occhi marroni, segni particolari nessuno…tranne una fortissima miopia roba da dieci decimi, praticamente senza lenti è quasi cieca” “Appunto” disse Lopollo battendo il pugno sul tavolo. “Dimmi appuntato, come fa una semicieca a suicidarsi in quel modo dopo aver scritto un biglietto? Filomena portava lenti a contatto, senza le quali non avrebbe potuto fare granchè… sul suo cadavere non ci sono lenti a contatto e sulla scena del suicidio non ci sono neanche dei dannati occhiali da vista…” Linsalata trasecolò “brigadiere! Ma allora qui abbiamo un killer!” “Esatto, qualcuno ha ammazzato tre volte e vuole farci fessi!!”
Il brodo era buono, caldo, profumava di casa, di serenità. Porzia lo guardava mangiare compiaciuta. “Che mondo orrendo! Quanta cattiveria! Ma caro, ci pensi alla povera moglie di Cacace?” Lopollo saltò dalla sedia, il brodo gli era andato di traverso, tossiva, era paonazzo. Tornò di corsa nell’ufficio del commercialista da cui si era momentaneamente assentato per rifocillarsi. “Avete informato la moglie?”chiese all’appuntato, “No brigadiere, non è in casa…pare sia da ieri ad un convegno sindacale, all’hotel La Baia, sul litorale a circa centocinquanta chilometri da qui. Stavo per andarci io, ora” “lascia stare Linsalata, è compito mio..
Ippolita Splendente, ormai vedova Cacace, sedeva con un bicchiere in mano su un dondolo da giardino, in un angolo poco illuminato del parco dell’hotel. Lopollo le andò incontro deciso a giocarsi tutto per tutto. “Buonasera signora, brigadiere Lopollo” “Si?...è successo qualcosa?” “No…non è accaduto nulla..”, la donna non riuscì a trattenere una smorfia d’imbarazzo, continuò il brigadiere “Nulla che lei non sappia già…” gli occhi rivelavano un’angoscia incipiente “Ah!! Vuol dire del povero don Vinicio, si è saputo anche qui..” “Già del mulo don Vinicio, della talpa Filomena e del cappone Agostino…” il silenzio era quasi solido, la signora si raschiò la voce “Non capisco, che sta dicendo?”, si sedette davanti a lei e guardandola negli occhi disse “Lei non era al corrente che Filomena senza lenti non ci vedeva per niente, lei non poteva sapere che don Vinicio era sterile, lei ha dovuto uccidere il prete perché la vendetta di Filomena doveva colpire i suoi due amanti, una messa in scena che avrebbe spiegato l’altro delitto e il suicidio”, la donna era pallida, lo sguardo era freddo ”Mma..” balbettò, “ No..mi lasci finire, la prego. Quando lei ha scoperto che l’interesse di suo marito non riguardava solo i cinquantamila euro ma anche la risoluzione del pateracchio di Filomena, ha deciso di farla pagare a suo marito, all’amante e al compare in clergyman.”. Improvvisamente la sua calma si ruppe “ Uno squallido terzetto…due porci e una troia…”. Incalzò Lopollo “ mi spieghi come ha fatto a convincere Filomena a rubare il cianuro” “Le ho detto che esisteva un modo, un farmaco, per procurarsi un aborto sicuro a casa propria, lei credeva che io sapessi solo del prete”. Lopollo si accese una sigaretta e fumò in silenzio, a momenti gli sembrava di sentire il battito violento del cuore della donna, poi lei gli sorrise e sorseggiando dal bicchiere disse “ Amen”, Lopollo chiuse gli occhi, il vento girò all’improvviso, sentì un odore di mandorle amare, gli riaprì di colpo, la donna giaceva riversa sul dondolo. Era la prima volta che fra tanti morti non riusciva a trovare una vittima. “Clienti dell’inferno”, bisbigliò allontanandosi.
Fine

2 commenti:

Dyo ha detto...

In effetti è vero: un giallo senza vittime.

mariasole ha detto...

Sei peggio della signora in giallo!!! eh! i vecchi investigatori!!!!complimenti!