sabato 10 maggio 2008

INCONTRI COL SUICIDIO


“In quell’isoletta del Mediterraneo , assai prima dell’alba, sul sentiero che mi portava verso la parte più scoscesa della scogliera, facevo qualche riflessione da portinaio in vacanza: se quella villa fosse mia la dipingerei color ocra, farei mettere un altro steccato, ecc. Nonostante la mia idea, mi aggrappavo alle inezie: contemplavo le agavi, bighellonavo, eludevo con qualche digressione l’urgenza del mio proposito. Un cane si mise ad abbaiare, poi mi fece festa e mi seguì. Nessuno, che non l’abbia provato, può immaginare il conforto che vi dà un animale quando viene a tenervi compagnia, se gli dei vi hanno voltato le spalle.”
Queste parole di E.M.Cioran sono maledettamente vere. E chiunque abbia frequentato quella categoria di pensiero attinente all’inutilità della vita e alla necessità del suicidio, lo può capire.
Pensare di essere in grado di uccidersi, di poter liberamente disporre dell’atto autodistruttivo è, sotto molti aspetti, confortante. L’idea di poter agire in questa prospettiva in qualsiasi momento infonde un senso di pace, di serenità: è il sapere di avere la soluzione sotto mano, sempre a disposizione. Anzi, verrebbe da pensare che se non si avesse quest’idea ci si ammazzerebbe subito…L’esistenza sarebbe veramente insopportabile. Accade anche di essere coinvolti in particolari momenti in cui il desiderio del suicidio è fortissimo e istantaneo, come quando ci si è lasciati trascinare ad un concerto Heavy Metal o siamo stati invitati a mangiare da McDonalds. Ma non bisogna mai cedere a questi impulsi, l’autentico aspirante suicida deve riflettere e soppesare, deve crogiolarsi nell’idea, poter assaporare quei rari momenti in cui è possibile essere soli e in cui la vita ci sembra abbia un senso. Agire d’istinto è pericoloso, può significare farla finita indossando una maglietta Dolce & Gabbana e allora il nostro gesto apparirebbe ovvio, quasi obbligato. Oppure cosa penserebbe la gente se qualche ora prima avessimo acquistato una ricarica di 50 euro per il cellulare o una confezione famiglia di profilattici? Quello che è un gesto morale diverrebbe squallida testimonianza dell’alienazione telefonica o addirittura ultimo gesto di un impotente cronico.
Si potrebbe obiettare che ad un serio aspirante suicida importa ben poco quel che accadrà e che si dirà dopo. Sarebbe così se nessuno si occupasse della nostra prematura dipartita, invece saranno in molti a parlarne e a trasformare un atto privato in un pubblico evento. Naturalmente molto dipende dalla tecnica che si è deciso di adottare per uccidersi. Infilare le mani in un tostapane immersi nella vasca da bagno o fare harakiri mentre si precipita dal dodicesimo piano non passeranno certo inosservati. Bisogna evitare gesti plateali ed essere molto discreti, c’è chi ha scelto la visione nostop di tutte le puntate di Beautiful, chi si è nutrito per un mese esclusivamente di uovo Kinder, chi ha mangiato per una settimana solo ricette de La Gazzetta Del Mezzogiorno, chi ha preferito ascoltare nostop l’opera omnia di Riccardo Cocciante, chi si è rinchiuso in una scarpiera piena di Adidas usate. Originale il caso di colui che volle farla finita mangiando solo pollo Amadori, non è morto ma ha cambiato sesso.
Fare attenzione all’abbigliamento, predisporre un sobrio abito scuro è la cosa migliore, finire nella bara in bermuda arancioni e maglietta pubblicitaria “Pizzeria da Gianni” non è dignitoso.
Una raccomandazione importante, bisogna evitare di lasciare lettere e biglietti d’addio, rate insolute, conti non saldati dal pizzicagnolo, filmetti piccanti, appuntamenti dal callista.
La nostra dipartita, se deve essere perfetta, non deve lasciare strascichi né incombenze varie: tutto deve essere a posto e sistemato. Se dovesse avanzare del denaro convertitelo in travel check, l’ultimo viaggio potrebbe essere lungo e scoprire alla fine di essere finiti al cospetto di Allah con in tasca un panino di mortadella sarebbe molto imbarazzante.

2 commenti:

Dyo ha detto...

Dignitosamente è consigliato indossare un abito consono, fermo restando il fatto che, dopo, qualcuno ti cambierà comunque.
Sono d'accordo sulla discrezione e sull'assenza di inutili spargimenti di sangue: la macchia sull'asfalto sarebbe additata con orrore fino alle piogge successive. Meglio il segreto della propria stanza, anche se poi si può correre il rischio di esssere ritrovati, debitamente frollati, dopo un paio di settimane.
C'è sempre l'opzione auto, ma poi bisogna predisporre affinchè la suddetta si incendi: per il riconoscimento del mucchio di carbone sarà necessario, comunque, un po' di tempo.
Notte, Saverio.

mariasole ha detto...

la tua ironia mi fa morire!!!!!!!!beh sarebbe un bel suicidio....
ehm...Cocciante nn va bene??????? e pensare che l'ho avuto come idolo!!ecco un altro mito che cade!!si vede che nn ho mai capito nulla...meglio che vada a suicidarmi con una grande fetta di pane e nutella..smak