sabato 8 dicembre 2007

UNA NOTTE CON GLENN GOULD

Fuori, il vento freddo cristallizza la notte, solo le stelle insensibili continuano a brillare nel cielo d’inchiostro. E’ un’atmosfera cupa in cui regna il suono algido di rami e di foglie sbattuti dal vento che spira dalle colline. La mente ritorna alle descrizioni della natura del settentrione del mondo, a Jack London, a Bruce Chatwin, a certe pagine di Puskin, al mitico Dersu Uzala raccontato da Kurosawa. Alla rappresentazione dell’Idea del Nord. Questo termine, Idea del Nord, fu coniato dal pianista canadese Glenn Gould in occasione della messa in onda di un suo programma radiofonico dedicato ad una ipotetica visione del mondo e dell’arte in genere attraverso un’ottica e una sensibilità settentrionale. Secondo Gould esiste un modo di sentire e di vedere tipico di coloro che vivono al Nord del mondo. La trovo un’intuizione estremamente interessante che è analoga a quell’Idea del Sud che possiamo sperimentare girando attorno alle sponde del Mediterraneo.
Questa notte così speciale non può passare come una notte qualsiasi, quest’atmosfera merita di essere arricchita da Johann Sebastian Bach. Ritengo che la musica di Bach abbia, in modo unico rispetto ad altri compositori, la magica caratteristica di contenere lo spazio nel quale si manifesta e di donare all’ascoltatore una sorta di lucida estasi. Le architetture sonore di Bach sono come una grande cornice barocca, contengono e mettono in risalto lo spazio e le nostre “costruzioni mentali” conferendo al tutto una luce scintillante dalla quale sgorgano emozioni contraddittorie, intense e rarefatte. Scelgo le Variazioni Goldberg, la seconda versione di Glenn Gould, registrata poco tempo prima della sua prematura scomparsa. La composizione è strutturata in un’Aria e 30 Variazioni con ripetizione in coda dell’Aria. Il progetto di Bach era quello di sottoporre al suo allievo Goldberg le varie possibilità improvvisative e contrappuntistiche che offre il tema dell’Aria.
Mentre le magiche dita di Gould liberano nell’aria il superbo fluido tematico, la mente entra in una dimensione emozionale, sembra quasi di riuscire a leggere la propria anima: affiorano, vive, nella memoria sensazioni ed immagini di un passato remoto privo d’angoscia e denso di serenità. Lentamente lo spazio si dilata e la piccola stanza si è metamorfosata in un’architettura ampia con volte altissime e colonne risonanti, l’atmosfera è estatica, sospesa, la potenza evocativa del suono genera una dimensione atemporale, uno stato di veglia onirica. Il genio musicale di Gould affronta la prima Variazione con l’impeto e l’entusiasmo dinamico dell’improvvisatore passando al registro Forte. L’aumento del volume e della velocità d’esecuzione generano un turbine sonoro che avvolge l’ascoltatore come una tromba d’aria: l’architettura s’innalza ancora di più e la sensazione spaziale è quella che si prova all’interno di una cattedrale gotica. Questa meravigliosa e inaspettata spinta ascensionale moltiplica l’effetto evocativo e il suono genera colori ed immagini vorticosamente verticali: sembra di salire rapidamente verso l’alto spinti da un’energia irresistibile.
Fuori, il vento soffia più forte, fischia, ulula, la vegetazione grida il dolore del legno piegato e delle radici disperatamente abbracciate alla terra; le 30 Variazioni si susseguono senza soluzione di continuo e i suoni dall’esterno si fondono miracolosamente alle note di Bach. La sensazione è nuova ed entusiasmante: lo spazio diventa quello di una foresta, le colonne sono i tronchi di alberi secolari, le volte sono rami nodosi e fronzuti, l’aria profuma di muschio, il pavimento è uno strato di foglie secche da cui spuntano verdi cespugli di felci odorose. E’ incredibile come l’energia sonora riesca ad intrecciare così sottilmente percezioni sensoriali e stimoli mentali, come riesca a quasi materializzare la fantasia e contemporaneamente a spingere la percezione in una dimensione quasi extracorporea. E’ uno di quei rari momenti in cui è possibile cogliere il mistero della musica, in cui si comprende pienamente il senso del mito di Orfeo.
La breve ripetizione dell’Aria, in coda, ristabilisce il perfetto equilibrio iniziale e conferisce al tutto un perfetto segno di senso compiuto. La notte è a metà del suo cammino. Miracolosamente, il vento si placa, il corpo è pervaso da un languido senso di fatica e un lucido stupore ingombra la mente. La sensazione, viva e indimenticabile, è quella che ha descritto lo stesso Gould: A State of Wonder.

1 commento:

Dyo ha detto...

Non riesco a lasciarti un commento che non sia un mazzo di comlimenti per la tua cultura,,anche musicale, e per la sensibilità.