mercoledì 22 ottobre 2008

APPUNTAMENTO AL BAR TROPICANA


“Lavorare in banca per trent’anni dedicando la maggior parte del tempo libero alla madre vedova e inferma è un’impresa ammirevole….”, pensava Onofrio mentre stringeva mani e ricambiava baci ed abbracci al capezzale della madre defunta. Figlio unico, non aveva mai conosciuto il padre né aveva altri parenti prossimi in grado di fargli sentire il senso di appartenenza ad una famiglia. Subito dopo il suo diploma in ragioneria la madre si era ammalata, e quel morbo subdolo e spietato, che l’aveva lentamente e dolorosamente portata alla morte, lo aveva costretto a occuparsi di lei per così tanti anni. Ora era tutto finito. Onofrio era triste ma non affranto dal dolore, la morte della madre era un evento ormai atteso da molto tempo, se non altro per mettere fine alle tante sofferenze patite troppo a lungo. Il malato cronico grave, molto spesso, subisce una lenta metamorfosi caratteriale: diventa egoista, capriccioso, invidioso della salute altrui, cinico e cattivo. Il dolore e la pena, paragonabile a quella dell’innocente condannato a morte, sono condizioni che non possono essere sopportate a lungo senza inevitabili conseguenze. Onofrio lo sapeva e aveva affrontato il triste destino della madre con pazienza e rassegnata abnegazione a quello che riteneva essere il suo dovere di figlio. La liberazione era giunta a quarantanove anni, e solo ora reputava di poter pensare a se stesso. Aveva preso una settimana di ferie per poter adempiere alle esequie e soprattutto per poter riflettere serenamente sulla sua vita futura. Pensava che ora doveva impegnarsi per formare una famiglia, trovare una donna con cui condividere la vita e, possibilmente, avere dei figli. Aveva saputo di alcuni suoi colleghi che attraverso le chat avevano conosciuto la donna giusta e si erano sposati, lo stesso suo amico Giulio aveva conosciuto via internet una giovane moldava con la quale ora conviveva felicemente. Dopo due notti passate a curiosare fra le chat, i forum e i siti di incontri, Onofrio decise che era giunto il momento di lanciarsi nell’avventura cibernetica che avrebbe segnato per sempre la sua vita. La ricerca di un nickname appropriato era stata laboriosa, aveva anche scattato diversi autoritratti fra i quali scegliere il più adeguato alla circostanza: mezzobusto con camicia jeans sbottonata quanto basta per far intravedere il petto villoso e capelli alla moda con frangia napoleonica. Lo sguardo che vaga lontano era l’espressione più giusta per uno che si firma Spleen, un condensato di romanticismo e poetica malinconia. Gettato l’amo nel mare virtuale delle chat, egli attese fiducioso di pescare la donna giusta. Le prime ad abboccare furono Pippicalzelunghe, Porcamasincera, Fiorediloto e Ostricaostica: tutte donne sull’orlo di una crisi di nervi alla disperata ricerca di una figura maschile estremamente improbabile: una sorta di incrocio fra Nembo Kid, il marchese De Sade e San Francesco d’Assisi. Donne consumate dal tradimento, da figli stile pargoli Addams, da astinenza sessuale allucinogena e da morbo da acquisto compulsivo. L’inizio non era certo confortante. Onofrio non aveva troppe pretese sebbene, in cuor suo, coltivasse un ideale di donna comprensiva delle cattive abitudini di uno scapolo di lungo corso, che fosse senza figli e ancora in età fertile. Si rendeva conto di non essere certo un giovincello ma la stabilità del suo lavoro e un cospicuo gruzzolo, messo da parte in tanti anni di economie, potevano certo bilanciare efficacemente il problema della sua età. Non aveva pregiudizi di alcun genere ma non era molto sicuro della sincerità delle tante giovani donne straniere in cerca di marito. A modo suo, Onofrio era un romantico, sognava una tenera storia d’amore, un incontro che gli avrebbe procurato il batticuore e la febbre del desiderio, quella condizione di catalessi del raziocinio, di pura, semplice e selvaggia emozione. Questo sogno lo spingeva a perseverare nella ricerca e a cimentarsi in improbabili conversazioni nel mare magno della rete. Il suo problema più grosso era iniziare una conversazione, egli pensava che un buon inizio lo avrebbe messo al riparo da equivoci su quelle che erano le sue intenzioni, così andò elaborando un discorsetto di apertura che aveva il compito di rompere il ghiaccio e di fare da autopresentazione:”Salve! Spero di non disturbare, ma sono stato colpito dal tuo nick…forse la mia ricerca è giunta ad una svolta..”.Utilizzò questo pistolotto per una dozzina di volte collezionando risposte tipo:”Ma chi sei?Che vuoi?”, oppure:”A belli capelli chi t’ha fatto la messa in piega sul petto?”, fino a toccare il fondo con:”Stammi a sentire don Rimorchio, qui chi deve svoltare sei tu..puzzi di fasullo”. Era talmente confuso e disperato da non capire che l’unica risposta positiva l’aveva ricevuta da una tipa, tale Topapelosa, che voleva vendergli uno stock di mutandine e calze usate più dieci foto dei suoi piedi con unghie smaltate. Aveva sbagliato tutto. (Continua)

3 commenti:

note disambigue ha detto...

Una frangia napoleonica potrebbe distruggere anche le migliori intenzioni.

mariasole ha detto...

devo dire che al momento..la cosa mi sembra un pò maschilista!!
insomma lui cerca una che deve sopportare le abitudini di uno scapolo!!!! (che sappiamo sono alquanto egoistiche e paranoiche) deve essere giovincella magari di primo pelo!!!!!!!!!si acconta di poco il povero ometto di mezza età!
a si dimenticavo lui ha il gruzzoletto messo da parte per tirchieria e incapacità di vivere al di fuori di mammà (che nn centra nulla col prendersi cura di lei)... insomma sto ometto nn mi piace..:)ecco potrebbe interessare giusto ad una povera donna straniere ..ma nn lui il suo gruzzoletto! che per una vita migliore sono disposte a sopportare uno zitello!!in fondo lui stesso cosa pensa che nn è un giovincello ma la cosa che può offrire è il suo lavoro e il suo conto in banca....ah si dopo di questo vuole anche il sentimento ...ma dopo però!

Saverio ha detto...

Cara Mariasole,
hai perfettamente ragione, ma purtroppo nell'universo maschile è questo il modo più diffuso di vedere le cose. Ma è anche vero che difficilmente la realtà corrisponde a quello che noi vorremmo. L'illusione di Onofrio consiste nel pensare che con la morte della madre sia finito il tempo del dare e sia iniziato quello dell'avere.